Corretta distanza in un residence

Costruire una casa

Distanze tra fabbricati

Il Codice Civile stabilisce le distanze tra fabbricati: regole e misure. Lo scopo è garantire la sicurezza, la salute e l'igiene, evitando intercapedini dannose. La distanza minima è di 3 metri e, in caso di violazione, si ha diritto a risarcimento ed all'arretramento della costruzione illegale.

di Redazione

03 marzo 2015

Principio delle distanze tra fabbricati: regole e misure

Le distanze minime tra i fabbricati sono stabilite dalla Legge e devono essere rispettate, tranne che in particolari situazioni. Grazie a queste regole si evita la presenza di spazi ridotti, invivibili e dannosi alla salute ed alla sicurezza. In caso di violazione delle normative sulle distanze, è previsto che l'edificio costruito a distanza troppo breve debba essere arretrato a quella prevista dal Codice o dalle regole del Comune, eventualmente anche tramite l'abbattimento di parte o di tutta la costruzione. Inoltre chi ha subito la violazione avrà diritto ad un risarcimento. L'articolo 873 del Codice Civile stabilisce che la distanza minima, in linea d'aria, tra un fabbricato e l'altro è pari a tre metri. Lo scopo della norma è impedire la creazione di intercapedini con ridotta circolazione d'aria ed illuminazione. Gli edifici, tuttavia, possono essere uniti ed aderenti, come nel caso delle villette a schiera e dei condomini.

Regolamenti locali e definizione di costruzione

Secondo il Codice Civile, per quanto riguarda le distanze tra fabbricati: regole e misure, le autorità locali hanno la facoltà di stabilire distanze superiori ai tre metri ed infatti, solitamente, i regolamenti edilizi ed i piani regolatori prevedono spazi maggiori. La regola della distanza si riferisce soltanto alle proprietà confinanti. Se tra di esse è presente una strada, tale regola non viene applicata. L'obbligo del rispetto della distanza è da intendersi non solo riguardo alle abitazioni ma ad ogni costruzione stabile ed immobile, non solo in muratura. La normativa, inoltre, definisce nuove costruzioni non soltanto quelle edificate su terreni liberi ma anche i risultati di operazioni di ristrutturazione che portano a sostanziale modifica della dimensione e della posizione dell'edificio precedente. Ogni muro, trave, scala o pilastro sono considerati costruzioni. Le sporgenze, invece, come i balconi, sono definite diversamente in base ai regolamenti.

Calcolo della distanza tra gli edifici e sporgenze

La distanza tra una fabbricato e l'altro non è sempre così facilmente calcolabile poiché essi non hanno sempre un andamento lineare. Tra pareti piatte e parallele la distanza si calcola facilmente ma non è così se la linea è spezzata o se vi sono sporgenze, a partire dalle quali va considerata la distanza legale. Una scala esterna di nuova costruzione viola le normative quando distante meno di tre metri dal muro del vicino, anche se la parete da cui ha avuto origine si trova a distanza maggiore. Le sporgenze ornamentali, come cornicioni, e di piccole dimensioni, non aventi caratteristiche di solidità ed immobilità rispetto al terreno, non vanno considerate nel calcolo della distanza, in quanto non interferiscono sulla sicurezza, la salute e l'igiene. Le costruzioni sotterranee, come i garage, non sono tenute al rispetto della distanza, a meno che un regolamento edilizio non si esprima diversamente.

Distanze legali tra muri di confine

Poiché l'articolo 841 del Codice Civile stabilisce il diritto di recintare una proprietà, occorre considerare anche i muri di recinzione nel calcolo delle distanze. Il principio delle distanze tra fabbricati: regole e misure prevede che quando un muro di recinzione è alto meno di tre metri, l'edificio presente dovrà mantenere la distanza di tre metri da quello del vicino. Se invece il muro è alto oltre i tre metri, la distanza minima sarà calcolata a partire dal muro stesso. Se uno dei due proprietari costruisce un muro di recinzione esattamente sulla linea di confine, l'altro ha il diritto di acquisirne metà della proprietà, pagando la metà delle spese sostenute. Nel caso in cui un fabbricato sia edificato sul confine tra due proprietà, il vicino ha diritto ad appoggiarsi con una propria costruzione, versando la metà delle spese. 

Domande frequenti

  • Qual è la distanza minima obbligatoria tra due fabbricati adiacenti?
    Il Codice Civile italiano, all’articolo 873, stabilisce che la distanza minima legale tra un fabbricato e l’altro deve essere di almeno 3 metri, misurati in linea d’aria. Questo requisito fondamentale ha lo scopo di garantire adeguata ventilazione, illuminazione naturale e prevenire rischi per la salute e la sicurezza, evitando la formazione di intercapedini strette e insalubri. È importante notare che questa è la soglia minima nazionale; tuttavia, molti Comuni attraverso i propri Piani Regolatori o Regolamenti Edilizi possono imporre distanze maggiori per tutelare il decoro urbano o specifiche esigenze paesaggistiche locali.
  • I muri di recinzione influenzano il calcolo della distanza legale?
    Sì, l’altezza del muro di confine incide direttamente sul calcolo. Se il muro di recinzione è alto meno di 3 metri, la distanza di 3 metri deve essere mantenuta dal nuovo edificio rispetto al muro del vicino. Al contrario, se il muro supera i 3 metri di altezza, la distanza legale si calcola a partire dall’esterno del muro stesso. Inoltre, se un proprietario erige un muro esattamente sulla linea di confine, il vicino confinante ha il diritto di diventare comproprietario della metà del muro, rimborsando half delle spese di costruzione e mantenimento.
  • Balconi e cornicioni contano per il rispetto delle distanze?
    In generale, le sporgenze ornamentali di piccole dimensioni, come cornicioni o elementi decorativi privi di solidità strutturale rilevante, non vengono considerate nel calcolo della distanza legale, poiché non compromettono significativamente luce e aria. Tuttavia, elementi strutturali o funzionali come scale esterne, balconi aggettanti o logge sono considerati parte integrante del fabbricato. Di conseguenza, una scala esterna deve rispettare i 3 metri di distanza dal confine o dall’edificio del vicino, indipendentemente da quanto sia arretrata la parete principale da cui si diparte.
  • Cosa succede se si violano le norme sulle distanze durante la costruzione?
    La costruzione realizzata a distanza inferiore a quella di legge è considerata abusiva sotto il profilo civile. Il proprietario del fondo confinante può agire legalmente per ottenere l’arretramento della costruzione fino alla misura corretta, arrivando eventualmente all’abbattimento parziale o totale dell’opera se il rispetto della distanza non è altrimenti possibile. Oltre alla demolizione o modifica, il danneggiato ha diritto al risarcimento dei danni subiti. È fondamentale verificare sempre i regolamenti comunali prima di iniziare lavori, poiché le sanzioni possono includere anche profili amministrativi o penali a seconda della gravità della violazione.
  • La regola dei 3 metri vale anche per i garage interrati?
    No, la normativa generale sulle distanze tra fabbricati non si applica automaticamente alle costruzioni interrate, come i garage o le cantine, purché siano completamente sottoterra. Poiché non occupano volume aereo né limitano la luce solare diretta in modo significativo rispetto agli edifici sopraelevati, sono generalmente escluse dal vincolo dei 3 metri. Tuttavia, questa esclusione non è assoluta: alcuni Regolamenti Edilizi comunali potrebbero introdurre prescrizioni specifiche o richiedere distanze diverse per le aperture o le strutture di accesso, quindi è sempre necessario consultare il piano urbanistico locale.
  • Come cambia la situazione se c'è una strada tra due proprietà?
    Le norme sulle distanze minime tra fabbricati si applicano esclusivamente alle proprietà confinanti dirette. Se tra due terreni o edifici intercorre una strada pubblica o privata di passaggio, il vincolo dei 3 metri non si applica più tra i due fabbricati separati dalla carreggiata. In questi casi, le distanze saranno regolate dalle norme stradali o dai limiti di edificabilità lungo la sede stradale, piuttosto che dal principio di vicinanza tra confini privati. Questo significa che si possono costruire edifici più vicini al bordo della strada, sempre nel rispetto delle fasce di rispetto stradale previste dal codice della strada o dai piani comunali.